08-06-2018 Sport, Forma della Vita

Intervista del 2006 di Angelo Cherchi a Pietro Mennea

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Correva l’anno 2006 quando Angelo Cherchi pubblicò l’intervista, che potete leggere nelle righe seguenti, a Pietro Mennea. Prima rivale in pista, poi intimo amico, infine Cherchi è stato curatore editoriale di numerosi libri scritti da Mennea (compreso un inedito e mai pubblicato volume sulla velocità giamaicana).

Di Angelo Cherchi

Pietro Mennea cominciò a calcare le piste di atletica leggera nell’Italia della “rivoluzione culturale” dei movimenti studenteschi e della difficoltà generale di capire il malessere dei giovani. Pietro aveva un sogno: diventare un atleta vero ed incidere nella storia dell’atletica il segno del suo passaggio. Il tempo gli dette ragione: divenne l’uomo più veloce del mondo nei 200 metri, battendo ogni record di longevità per continuità di risultati conseguiti.

Sei stato l’uomo più veloce del mondo per tanti anni. Molti atleti di valore mondiale hanno raggiunto i loro record spinti da ragioni esistenziali spesso dolorose. Quale è stata la tua motivazione interiore?

Mi considero fortunato perché con lo Sport ho colto una chance straordinaria. Cosa mi ha spinto? La voglia di fare sacrifici, il senso del dovere, la responsabilità, la concretezza; questo mi ha avvicinato ad una attività dove, è naturale, l’imperativo è vincere. Se poi arriva qualche sconfitta… non fa male! La maturazione di un giovane nello sport deve prevedere anche la sconfitta, perché serve a completare la sua formazione di atleta e uomo.

Il gesto atletico contiene messaggi significativi. L’armonia della corsa dell’atleta, per esempio, ha dietro un sacrificio di anni che si consuma in pochi secondi. Il dolore della sconfitta serve a comprendere il valore di una vittoria?

Dalla sconfitta apprezzi di più la vittoria. Quando subivo una sconfitta, il giorno dopo ero già sui campi per prepararmi ancora meglio. Dietro il gesto atletico e l’azione della corsa, soprattutto per noi che abbiamo fatto uno sport severissimo dove (e questo non sempre riusciva) in dieci, venti secondi dovevi dare il massimo e vincere, consumavi il dramma dell’incertezza infinita, in ogni gara. Accompagnavi una vita di sacrifici; perché l’Olimpiade, ogni quattro anni, significa quattro anni di duri allenamenti finalizzati al tuo traguardo più alto. Poi… magari, ti puoi accorgere che in quei pochi secondi hai sbagliato qualcosa e il traguardo, così atteso, ti è sfuggito. Il nostro Sport è severo, ammette pochi errori. Lo Sport deve restare un mondo nel quale i giovani possano acquisire valori forti come lealtà, correttezza, rispetto degli altri. Gli stessi che animeranno il loro spirito quando diventeranno uomini maturi e si inseriranno nella società. Oggi viviamo in un mondo, non solo nello Sport, dove spesso sembra si voglia premiare il furbo: chi prende le “scorciatoie…”. Questo non è corretto. Noi abbiamo il dovere di preparare ai giovani una società del futuro dove prevalgano i valori di lealtà e di correttezza. Se abbandonassimo questa strada, avremmo dato la vittoria al mondo dei furbi: quello stesso mondo (anche nell’ambito sportivo) dove trova spazio il doping. Questo non possiamo permetterlo.

Sembra che il mondo di oggi segua un codice spietato che frenerebbe la crescita economico-sociale di tantissime aree del pianeta. Un uomo come Pietro Mennea, quale concreto contributo ha dato al “mondo” dei bisognosi, di coloro che nascono senza speranza?

Una persona che ha fatto bene nello Sport, ha un impegno in più: la responsabilità sociale. Quanto più si è importanti, famosi, ed oggetto di attenzione dei media, tanto più si deve essere socialmente responsabili ed aiutare i più deboli. Io lo faccio già da quando svolgevo l’attività sportiva; ma ancor più oggi sono impegnato a fianco di chi ha bisogno attraverso la Fondazione Pietro Mennea.

Come guardi, da oggi, al tuo futuro?

Con serenità, consapevole del mio impegno, forte e vigoroso, in quello che io faccio. Il mio bisogno, come persona, è di mostrarmi vicino alla gente. Viviamo in una società non meritocratica e chi ha meriti, purtroppo, può rappresentare un ostacolo. Il nostro impegno è quello di lasciare aperta una porta dove, bene o male, chi ha meriti trovi spazio e riesca a raggiungere quello che desidera.

Cosa vuol dire Pietro Mennea ai giovani di questa società sempre più distratta e consumista?

La superficialità non porta da nessuna parte. Qualsiasi cosa il giovane sceglierà di fare nella vita, lo dovrà fare con grande sacrificio, impegno e dedizione.

 

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