20-06-2018 Atletica, Intervista a Fabrizio Fanni

Chiacchierata con l'allenatore dell'azzurra Dalia Kaddari

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Di Gianluca Zuddas

Fabrizio, bella stagione sinora: sta andando come pensavi o c’è stato qualche piccolo intoppo?
Tutto sta procedendo come avevamo programmato a inizio stagione. Il prossimo appuntamento sarà a Gyor, per gli Europei di categoria, che dovrebbero essere il momento più importante della stagione.

Partiamo dai 100 metri: nel 2018 unica gara a Sassari, ottimo 11”65 e grandi miglioramenti, in linea con le prestazioni dei 200 metri. Hai in programma altre uscite sui 100 metri?
Per adesso, no: stiamo preparando gli Europei. La gara di Sassari è stata un bell’inizio di stagione e ha dimostrato tutti i miglioramenti di Dalia in fase di accelerazione, in uscita dai blocchi e un lanciato ottimale.

Passiamo ai 200 metri: 5 gare quest’anno, in 4 occasioni sotto i 24”. Mentre nel 2017, al primo anno allieva, Dalia aveva avuto prestazioni “a strappi”, quest’anno è stata molto costante e regolare, abbassando la media delle prestazioni. Manca l’acuto. Scelta voluta per il clou della stagione, tra qualche settimana?
Stiamo preparando gli Europei come già detto: speriamo che in quel momento dia il meglio. La programmazione era stata fatta in modo tale che fosse al top per i Campionati Italiani Allievi e successivamente a Gyor.

Tutti ammirano la facilità di corsa e la grazia nel gesto tecnico di Dalia. C’è qualche dettaglio sul quale da allenatore stai lavorando?
Dalia ha una facilità di corsa naturale. La tecnica è curata in ogni allenamento, in ogni gesto tecnico: la prima cosa è riuscire a correre in maniera corretta, sfruttando l’elasticità dei piedi, l’azione di avanzamento delle anche e delle ginocchia. Tutto ciò è curato nei minimi particolari, cercando di migliorare sempre ogni aspetto.

In Sardegna Dalia non ha rivali. Complice la giovane età, questo può diventare un problema quando invece si va a correre fuori dall’isola, oppure Dalia sta imparando a gestire le gare con finalità cronometriche (quelle in cui corre sostanzialmente da sola) e quelle più agonistiche (quelle in cui ha il contatto diretto con le avversarie)?
Sono importanti entrambi gli aspetti. Quando andiamo fuori, Dalia ha già dimostrato di sapersi adattare a situazioni difficili da gestire, con atlete del suo livello o anche superiori: in queste occasioni ovviamente deve impegnarsi più fondo, come ha dimostrato in questo 2018.

Sotto l’aspetto dell’approccio mentale, Dalia sembra essere cresciuta. È così?
È migliorata tanto rispetto allo scorso anno, anche grazie all’esperienza maturata, affrontando le gare in maniera positiva e infatti si vedono i risultati. È l’aspetto più importante, dopo quello tecnico.

La gara di Dalia che ti ha più soddisfatto?
L’ultima gara a Rieti è stata uno strepitoso mix di tenuta mentale e fisica: è stata veramente brava.

L’altra faccia della medaglia del dover andare a gareggiare fuori Sardegna è l’aspetto economico che per la Tespiense Quartu, senza campo di allenamento in città, incide ancora di più. Come fate a mandare avanti l’attività?
Facciamo tanti sacrifici per essere sempre presenti nelle gare importanti e questo ci ripaga dei risultati che stiamo ottenendo.

Immagino che con questi risultati arrivino tante sirene con proposte di ogni tipo. Tutto questo disturba il tuo lavoro, è una gratificazione per quanto fatto o cosa?
Trovo normale l’interesse attorno a Dalia, visti i risultati. Noi andiamo avanti nel nostro lavoro, umilmente, tenendo i piedi per terra e procediamo: il futuro si vedrà.

Come vedi il futuro di Dalia a breve e a lungo termine?
A breve, anzi brevissimo, ci sono gli Europei: il 28 giugno inizierà il raduno nazionale a Formia e poi si andrà in Ungheria, sperando di fare bene. Per il lungo termine, la verità è che viviamo giorno per giorno e non amo programmare oltre un certo limite. Con Dalia siamo in sintonia sul cercare di ottenere determinati obiettivi e procediamo tranquilli, passo dopo passo, senza proclami.

Dalia non è la sola a correre forte: nell’ultimo anno abbiamo avuto un exploit dei velocisti sardi. Come vedi questi risultati da osservatore terzo?
Sono felicissimo. In Sardegna ci sono ottimi tecnici, che sanno valorizzare le peculiari caratteristiche dei nostri atleti.

C’è un atleta che ti ha sorpreso, che ha fatto un salto di qualità, che non ti aspettavi in questa misura?
Sono tanti. Non mi sembra giusto fare nomi. Mi fa piacere vedere tanti velocisti, sia tra gli uomini che tra le donne, che stanno andando veramente forte. Va un plauso agli atleti, che si sacrificano, e a chi li allena.

Tortu, Polanco, Patta… La sardo per cento è quasi fatta?
C’è Moro, c’è Carrieri. Sono tanti. E chissà che non si possa fare presto anche con le donne.

È una soddisfazione in più che questi risultati arrivino in una terra come la Sardegna che vive oggettive difficoltà a vario livello?
La Sardegna ha un limitato numero di abitanti: in proporzione stanno emergendo tanti atleti di livello. Significa che si sta lavorando bene. Come è accaduto in passato, quando i nostri atleti andavano alle Olimpiadi e ai Mondiali, così speriamo la storia si ripeta nel futuro.

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