22-06-2018 Atletica, Massimo Marcias e il punto sulla stagione

Intervista con il tecnico della Delogu Nuoro

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Di Gianluca Zuddas

Conclusasi la fase dei Campionati Individuali di categoria, notiamo alcune realtà: il settore velocità isolano sta vivendo un ottimo momento dalla categoria allievi alle promesse, viceversa, il mezzofondo arranca (nemmeno un atleta ai Campionati Juniores e Promesse). A tirare il movimento, vediamo società che si stanno facendo largo grazie al settore giovanile (l’Ichnos Sassari ha schierato un nutrito gruppo di atleti ai Campionati di categoria, oltre che ben figurato nelle fasi regionali dei CDS) e a consolidate strutture (Atletica Oristano tra gli allievi, l’Amsicora Cagliari e la Delogu Nuoro tra juniores e promesse). Proprio la società barbaricina ha fatto incetta di medaglie individuali nella velocità: 3 ai Campionati Nazionali Universitari, 2 ai Campionati Promesse. In aggiunta, la convocazione e la presenza con la Nazionale ai Campionati del Mediterraneo Under 23 per Antonio Moro. Parliamo di questo e di tanto altro con Massimo Marcias, tecnico cagliaritano trapiantato a Nuoro che, insieme a Gianni Puggioni a Sassari e a Stefano Caneo a Cagliari, costituisce lo staff tecnico agonistico del sodalizio nuorese.

5 medaglie tra CNU e Italiani Juniores e Promesse, tante finali conquistate e ottime prestazioni generali per gli atleti della Delogu Nuoro. La ciliegina sulla torta è arrivata con la convocazione in Nazionale per Antonio Moro. Difficile chiedere di più o no?
Non bisogna mai accontentarsi. Penso che sia Antonio che Giulia abbiano ancora margini di miglioramento. Se dovesse proseguire su questa strada, Antonio potrebbe avvicinarsi alla Nazionale assoluta. Mai accontentarsi. 

In generale, la Sardegna ha mostrato uno stato di grazia nel settore velocità. Le motivazioni a tuo avviso?
A me sembra la normalità, non uno stato di grazia: la Sardegna è tornata ad avere il ruolo che le era proprio sino agli anni ’90. Il merito? Dei tecnici che, da soli, stanno lavorando senza riconoscimenti, mettendoci passione…

Soldi di tasca…
Non volevo dirlo, ma sì… I tecnici continuano a cercare e tirar su nuovi talenti e portarli avanti. Certo, se ci fosse qualche aiuto, si potrebbe fare di più, ma funziona in questo modo e noi tecnici continuiamo ad allenare per passione: c’è chi va a caccia, chi a pescare. Noi per passione facciamo l’Atletica e lo facciamo, mi sembra, anche bene. Il materiale umano in Sardegna è sempre stato ottimo e adesso stiamo tornando a essere quello che eravamo sino a fine anni ’90, inizio duemila. 

Negli anni precedenti, era stato un ottimo periodo per i saltatori in lungo, prima ancora, avevano fatto bene i mezzofondisti veloci. Gli allenatori sardi rispondono bene ai talenti che ciclicamente si presentano?
Sì. I sardi sono particolarmente dotati per velocità e salto in lungo, questo sembra ormai evidente. I tecnici che lavorano in pista lavorano veramente in proprio, da soli. Abbandonati. Aiutati solamente dalle proprie società. E infatti, senza fare polemica, mi sembra di notare che, noi che alleniamo in pista, siamo molto staccati dal resto del “movimento Atletica” in Sardegna. 

Facendo una sintesi della stagione vediamo che, oltre ai risultati della Delogu, il maggior numero di atleti ai Campionati Juniores e Promesse è stato portato dall’Amsicora, mentre ai Campionati Allievi domina l’Atletica Oristano come numero di partecipanti. Sono sempre le solite società a portare risultati. Da cosa dipende secondo te?
Dipende dal fatto che sono sempre i soliti allenatori a portare risultati. Siamo sempre quei 7-8 tecnici, da quando io ho iniziato a fine anni ’90: ai vari Campionati Nazionali ci ritroviamo sempre noi, che ci occupiamo di Atletica vera, ossia quella agonistica e non settore promozionale o master. Le società e gli allenatori sono sempre gli stessi.

Atleticamente, hai tirato su Moro e Mannu: pensavi riuscissero ad arrivare a questi risultati?
Sino a questi risultati… Non saprei, devo essere sincero. Certamente pensavo che sarebbero migliorati, lo davo per scontato. Io punto sempre a una programmazione pluriennale: per me l’Atletica vera inizia dai 20 anni in su. Mi sembra stupido “bruciare” gli atleti quando sono piccoli. Infatti io inizio a farli lavorare con i pesi a 18 anni: facendo così si può avere uno sviluppo delle prestazioni nel tempo. Arrivare ai risultati di cui parliamo dipende da mille variabili: in questo caso è andata bene. Antonio ha qualità muscolari e di impulsi nervosi eccezionali, sin da piccolo. Da bambino lo chiamavamo, per scherzo, il nuovo Mennea, per cui non sono sbalordito dai risultati, pur non essendo mai scontato il riuscire effettivamente ad ottenerli. Giuliainvece ha avuto una progressione più regolare, con qualche piccolo alto e basso, ma la progressione è stata continua. Bisogna lavorare per crescere gli atleti nel tempo. 

Ricordo, mesi prima del loro trasferimento a Cagliari, che mi preannunciasti in maniera convinta che li avresti affidati a Stefano Caneo. Perché la scelta di un allenatore giovane e con, allora, non tantissimi atleti allenati?
Perché lo conoscevo per essere un ragazzo intelligente, molto educato e preparato. Poi ci tenevo che fossero seguiti da una persona giovane, nuova, non che andassero a finire dai soliti “baroni”, ma con ragazzi preparati e motivati. Per cui ho pensato, ovviamente non da solo, che Caneo fosse la persona giusta e la soluzione migliore. Per ora Antonio e Giulia, probabilmente anche altri in futuro.

Visti i risultati ottenuti soprattutto quest’anno da Moro e Mannu, in te allenatore prevale la convinzione di aver fatto bene a mantenere i giusti carichi di lavoro per farli “esplodere” al momento giusto o ti viene il dubbio che avresti potuto o dovuto accelerare qualcosa nella loro preparazione?
Assolutamente no, va bene così. Bisogna lavorare in questo modo secondo me. Avrei potuto anticipare carichi di lavoro maggiori ma avrei rischiato di bruciarli e questo non avrebbe avuto senso: l’Atletica vera si fa dopo i 20 anni. Ricordo che la prima volta che Antonio fece pesi, uscì barcollando dalla palestra, pur avendo 18 anni: i carichi devono essere progressivi e fatti nel momento giusto. Nell’immediato può andare a discapito delle prestazioni, ma pazienza: bisogna aspettare.

La settimana scorsa ho intervistato Enrico Balletto, stimato allenatore di Volley. È emersa una situazione difficile nella pallavolo anche a causa delle troppe società presenti che nei settori giovanili puntano più alla quantità che al cercare la qualità. È un discorso applicabile anche all’Atletica?
Non conosco la situazione nella Pallavolo. A me sembra che nell’Atletica la prestazione conti poco a livello promozionale-giovanile, nel senso che si punta sui grandi numeri di tesseramenti e sui grandi incassi. Per cui non c’è la ricerca del talento ma della gratificazione economica nelle categorie inferiori: diciamo che il 95% dei ragazzi, che inizia a fare Atletica a 10 anni, si perde. Invece, si dovrebbe puntare ad avere i ragazzi migliori, pensare a farli rendere nelle gare importanti, mettendo in secondo piano le gare su strada o manifestazioni promozionali con poco senso tecnico: bisognerebbe puntare più sulla qualità anche nel settore giovanile, per avere ragazzi che inizino, attorno ai 15 anni, a fare Atletica e non continuino a giocare. Entrambe sono attività rispettabili, ma diverse.

La Delogu ha annunciato a fine 2017 un cambio nella gestione del settore giovanile: quale è la vostra “politica”?
È questa, che ho appena descritto. La scelta non è stata del tutto voluta perché ci sono stati dei problemi, però noi pensiamo che avere ad esempio 100 bambini, senza che nessuno di questi poi prosegua nell’agonismo, non abbia senso. Da ora in poi cercheremo nuove leve nella scuola. Avere bambini che poi siamo sicuri non continueranno, per noi non ha senso: si tratta di far guadagnare quei 300-400 euro all’istruttore e tutto finisce lì. Noi invece vorremmo fare un discorso diverso: non sarà facile, però la nostra intenzione è cambiare questo sistema.

L’attività di vertice, soprattutto fuori regione, costa cara e gli organismi preposti non rimborsano e/o finanziano a dovere gli sport individuali. Come fa la Delogu Nuoro?
Ci inventiamo l’impossibile: lotterie, cene per finanziamento, pubblicazioni editoriali, di tutto insomma. Non sappiamo più cosa inventarci per avere dei finanziamenti. Ormai la situazione è drammatica: la Regione rimborsa il 20% circa delle spese delle trasferte nazionali per cui sono importi risibili. Per adesso ce l’abbiamo fatta, con un bilancio che sta diventando ridicolo. Non so fino a quando riusciremo ad andare avanti con questo sistema. Certo è che se avessimo qualche migliaio di euro in più, potremmo fare molto.

Nel chiudere, circa i criteri dei rimborsi per l’attività degli atleti regionali da parte della Federazione, cito le parole espresse in sede istituzionale dall’attuale Fiduciario Tecnico Sardo, sulla richiesta di chiarimenti presentata proprio dal Presidente della Delogu Nuoro: “I criteri sono i risultati dei tuoi atleti e soprattutto anche una richiesta che tu fai, non è detto che noi dobbiamo essere… ci deve essere una richiesta… e ci deve essere anche una collaborazione con la Fidal regionale: inutile che tu chiedi cassa se poi non collabori, anzi, se mi vedi… se vedi qualcuno del settore della Fidal non lo saluti neanche” (ndr, i massimi dirigenti federali, invece, nell’elencazione dei criteri si sono fermati ai risultati e alla presentazione della domanda di rimborso).  Portare medaglie in Sardegna non è il modo migliore di collaborare con la Federazione?
Dovrebbe essere così. I risultati dovrebbero bastare.

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