13-02-2019 Regionali Sardegna: intervista a Yuri Marcialis (Sardegna in Comune)

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Assessore Marcialis, siamo circa a metà della campagna elettorale: come sta andando?

Bene. I cittadini che incontriamo sono prodighi di consigli e suggerimenti. In alcuni casi segnalano problemi che andranno affrontati. In generale, c’è un umore che non vedevo da tante campagne elettorali.

Il momento che sta vivendo la sinistra italiana non è positivo, quasi smarrita dopo il renzismo. Si riparte dalle liste civiche e da una classe dirigente tra i 35 e i 45 anni per ritrovare la propria identità, con l’aiuto di forze fresche?

Sì. Credo che il renzismo sia stato la punta dell’iceberg di una situazione che è andata in crescendo negli anni e che ha avuto il culmine proprio con Renzi. Renzi non è la causa della crisi della sinistra, ma probabilmente è stato l’effetto ultimo. La crisi deriva dal fatto che i partiti di sinistra negli ultimi anni non hanno più saputo fare il loro lavoro, ossia parlare e provare a rispondere ai problemi della gente, in particolare quelli dei lavoratori. Adesso si riparte con una classe dirigente nuova, che secondo me ha lo spirito per provare a ricominciare e lo sta facendo con un gruppo che non è alle prime armi, quanto piuttosto ringiovanito e che ha avuto tante esperienze sia nei partiti che nelle amministrazioni locali. Questo secondo me è un punto di vantaggio: partire dalle amministrazioni locali significa essere stati a contatto con i problemi quotidiani delle persone: conoscerli e affrontarli è stato il pane quotidiano. Questo è un modo concreto per ripartire. 

Come sono stati i cinque anni appena trascorsi per la Sardegna?

Sono stati cinque anni durante i quali ci sono state delle cose molto positive, in particolare sulla scuola, settore nel quale sono state impiegate utilmente molte risorse. Altre cose non sono state fatte nella maniera giusta e, in momenti di crisi, naturalmente, i problemi si notano molto di più. Io credo che il nuovo corso debba dare un taglio netto su alcuni settori, debba esserci una discontinuità forte con tutte le amministrazioni precedenti, non solo con l’ultima. Io credo che Zedda sia la persona giusta per dare questo segno di discontinuità e per affrontare i problemi che ancora ci sono.

Abbiamo avuto in Italia e in Sardegna politici di professione, poi politici catapultati dalla società civile, poi tecnici con referenziati curriculum accademici ma poca conoscenza della vita di tutti i giorni. Non si riesce a trovare una classe dirigente preparata e capace di comunicare con le persone comuni, oppure è il dolce peso della democrazia?

Credo che chi fa politica debba farla tra la gente ma, la politica, come le altre pratiche della vita, necessita di esperienza, di pratica, di studio. Se decido di farmi curare, vado da un medico che abbia studiato e magari abbia l’esperienza; se decido di comprare del pane vado dal panettiere che lo fa meglio, non vado da chi il giorno prima faceva un altro lavoro. Anche nella politica, ancora di più per chi fa politica, questo è importante: un politico decide spesso le sorti di una città e dei suoi abitanti. Le conseguenze di queste decisioni possono essere positive ma si possono fare anche dei danni: bisogna essere certi di chi si manda ad amministrare. 

Foto Gianluca Zuddas/Fotocronache.it. Nella foto: Yuri Marcialis

La Sardegna rappresenta una realtà frammentata, ricca di situazioni diverse: pensa si potrà applicare il “modello Cagliari” a tutta la Regione?

Per “modello Cagliari” intendo alcune cose. La prima è un governo coeso e una classe dirigente che lavora insieme e su questo il “modello Cagliari” ha dato un segno concreto. Una classe dirigente nuova, ringiovanita, il che non significa che ci fossero solo giovani o giovanissimi ma c’erano anche persone di lunga esperienza. Una classe dirigente in larga parte rinnovata che ha lavorato insieme per un fine comune, non per fini individuali o di gruppo. Questo è il primo dato. Il secondo dato è il buon governo della città che ha dato un segnale di etica, di pulizia, di ordine nell’amministrare la cosa pubblica. Sempre nel segno del fatto che chi amministra è al servizio dei cittadini. Negli Stati Uniti ci si riferisce alle cariche pubbliche come a un servizio: io credo che nella città di Cagliari questo sia emerso e così dovrà continuare a essere anche in Regione.

Da quasi quattro anni è assessore allo Sport e alle politiche giovanili al Comune di Cagliari. Che situazione ha trovato al suo arrivo e che situazione c’è ora. Un bilancio del suo lavoro, insomma, tra ciò che ha fatto e ciò che non è ancora riuscito a fare.

Sulle politiche giovanili, sono stati anni in cui abbiamo rilanciato alcune attività importanti che precedentemente non erano più nell’agenda politica. È stata rilanciata la Scuola Civica di Musica, che è importante e oggi troviamo un direttore che dirige la scuola e sta promuovendo l’attività con degli stage, con delle master class: sta diventando un punto di riferimento per tanti cagliaritani ma anche per tanti non cagliaritani che in determinati periodi vengono a fare, appunto, delle master class. 

Stiamo rilanciando l’attività dell’informa-giovani, aggiornandola con i servizi più utili in questo periodo: per esempio abbiamo eliminato la linea e i computer liberi, non perché non servano, ma perché c’è il wi-fi e sarebbe stato un servizio inutile. 

Abbiamo messo dei consulenti al servizio dei giovani che vogliano avviare attività lavorative. 

Abbiamo riproposto il servizio civile, che negli ultimi anni a Cagliari non c’era più. 

Abbiamo fatto un bel progetto relativo allo sport, alla salute e al lavoro, per dare uno sbocco e un’opportunità non di lavoro ma di collegamento con l’amministrazione pubblica di giovani laureati in scienze motorie. 

Sulla pubblica istruzione abbiamo un progetto importantissimo, quello della mensa verde, che ogni anno cerchiamo di avvicinare sempre più alle esigenze degli utenti e per il quale abbiamo fatto un importante lavoro di rivisitazione delle tariffe: l’ultima modifica prevede che chiunque abbia un ISEE sotto i 10.000 euro non paghi la mensa, mentre prima erano tutti uguali sopra i 16.000 euro. L’abbiamo resa più progressiva: chi ha redditi più alti di 25-30mila euro paga in più rispetto a prima, invece chi li ha più bassi paga sempre di meno sino ad arrivare ad un’esenzione sotto i 10mila euro. È un servizio essenziale quindi è importante che i ragazzi possano accedervi in maniera gratuita in certi casi e in maniera calmierata in altri. 

Abbiamo rilanciato l’attività sull’anti-dispersione: siamo praticamente l’unico comune in Sardegna che utilizza parte dei fondi contro la dispersione scolastica anche per le scuole superiori. Sembra una cosa particolare, visto che la dispersione è concentrata principalmente nelle scuole superiori, però siccome sono fondi utilizzati dai comuni e le scuole superiori sono di competenza provinciale, di fatto i comuni non rilasciavano mai risorse per le scuole superiori ma le davano solo alle medie e alle elementari. Noi abbiamo dato un 30% circa di risorse alle scuole superiori di Cagliari. 

E infine sullo Sport: credo sia stato il cambio di passo maggiore. Il servizio sullo sport prima gestiva alcune attività all’interno degli impianti, invece ora è un servizio che fa promozione sportiva. Credo che il cambio di passo sia visibile a tutti: abbiamo rilanciato le attività all’aria aperta, perché lo sport non può essere solo quello che si svolge dentro le palestre. Abbiamo rilanciato lo sport di base e l’attività motoria: lo sport non è solo agonismo, anzi per il Comune deve essere anche il resto. Le attività motorie, il fatto che i cittadini possano maggiormente tenersi in attività, costituiscono un beneficio per la salute individuale ma anche per la città, in quanto nascono spazi adatti. Così facendo abbiamo rilanciato un concetto di cultura dello sport che credo sia passato tra i cagliaritani. Una cosa che si nota è che 3-4 anni fa, le iniziative che vedevano una chiusura del traffico momentanea causavano sempre tante proteste, invece oggi le proteste sono molte meno pur avendo più iniziative, perché si inizia a vivere quel momento come un’opportunità per stare fuori, fare una passeggiata, vedere grandi atleti e non solo come un problema. Questi sono alcuni degli aspetti importanti. 

Sull’agonismo siamo ormai diventati un interlocutore affidabile per le Federazioni nazionali e non solo per l’organizzazione di eventi di primo livello e questo è importante. In una frase, direi che lo sport a Cagliari è tornato a essere, o è diventato perché prima non lo era, uno dei punti principali dell’agenda politica: non è sempre stato così, forse mai era stato così. All’ultima campagna per le comunali era uno dei punti principali di cui tutti parlavano e anche in questa campagna per le regionali è uno degli aspetti che vengono spesso sottolineati: lo sport come un motore sia di sviluppo che di benessere e vita sana dei cittadini. 

Per quanto riguarda progetti non ancora compiuti, stanno per partire, sono già appaltati, i lavori per il complesso di Terramaini dove prima c’erano due campi di calcio in terra battuta abbandonati: lì nascerà un impianto di softball, molto importante, nuovo. Il campo di calcio a 11, diventerà in sintetico anche con le mete e la tracciatura per il football americano. E poi il villaggio dello sport a Monte Mixi dove ci saranno tutti gli impianti collegati in un’unica grande piazza dello sport. Questi sono in itinere e penso che i lavori inizieranno in primavera, perché sono già appaltati. Il sogno sarebbe portare a Cagliari un grande evento multi-sport come i Giochi del Mediterraneo ma bisogna lavorarci qualche anno in più.

Foto Gianluca Zuddas/Fotocronache.it. Nella foto: Yuri Marcialis, Filippo Tortu, Giacomo Tortu

Nell’immaginario comune, in Italia lo Sport è il Calcio, in Sardegna il Cagliari e un po’ la Dinamo. Sotto la sua guida dell’assessorato si è vista attenzione sia agli eventi sportivi agonistici organizzati dalle federazioni, sia agli eventi organizzati dagli enti di promozione. Organismi che in passato hanno visto non poche frizioni tra loro. Come potrà un’amministrazione regionale porsi da cuscinetto tra le esigenze di sport agonistico e ricreativo?

Dal punto di vista agonistico è necessario premiare le eccellenze, a prescindere dallo sport, che sia molto o poco praticato: le eccellenze vanno coltivate e tutti i giovani più forti e bravi vanno messi nelle condizioni di continuare nella propria disciplina senza problemi. Questo si traduce in incentivi per chi studia o lavora e fa sport ad alti livelli. Insomma, il modello americano insegna da questo punto di vista, a prescindere dall’attività sportiva che si pratica. Lo sport di base. È necessario che lo sport ricreativo e quello di prevenzione e di cura, entrino a pieno titolo tra i servizi essenziali, quelli che l’ente pubblico fornisce ai cittadini, non come un’attività solo ricreativa ma come servizio vero, primario. La pratica sportiva, dopo il lavoro, è la pratica organizzata che una persona fa metodicamente, che prende più tempo nelle vite dei cittadini: lo studio a un certo punto termina, mentre l’attività sportiva cadenzata tutti i giorni per tutta la vita è una pratica continuativa che occupa gran parte delle giornate dei cittadini. È importante perché il benessere dei cittadini dipende dagli stili di vita, non solo alimentare, ma soprattutto motorio e di attività giornaliera: questa è una delle questioni che la politica deve affrontare in chiave di servizi per il benessere. Io credo che parte delle risorse per la sanità dovrebbero essere investite in promozione sportiva perché quelle risorse genereranno sicuramente un grandissimo risparmio per le casse pubbliche, anche della Regione, in futuro, in termini di risparmio sulla spesa sanitaria. Ci sono studi negli Stati Uniti che spiegano come 1 dollaro speso in promozione dell’attività sportiva equivalga a un risparmio che va dai 3 ai 5 dollari in futuro. Se noi iniziassimo a fare questi ragionamenti, avremo anche dei risparmi futuri nella sanità, che sappiamo essere una delle spese maggiori di tutti gli enti pubblici e di conseguenza avere cittadini con più servizi.

Passiamo agli impianti. La Sardegna, anche in virtù dello status di regione autonoma, gode di una quantità di impianti per lo Sport sovradimensionato per i suoi abitanti. La consultazione del registro sugli impianti sportivi realizzato da CONI e Regione regala tante sorprese a riguardo: appare lampante che la miriade di strutture siano state realizzate senza alcun criterio di razionalizzazione delle risorse. Ne deriva che questi impianti spesso non sono utilizzati o non sono manutenuti a dovere. Come si risolve la questione?

È necessario che la Regione faccia un lavoro importante sulle manutenzioni non solo pubbliche ma anche private perché ci sono tantissimi impianti privati che danno un servizio pubblico. Se lo sport è un servizio essenziale e viene erogato tramite impianti pubblici gestiti in maniera diretta o dati in concessione, o impianti privati, credo che la Regione debba impegnarsi con un piano importante di ristrutturazioni e messa a norma perché al momento la situazione, non solo in Sardegna ma dappertutto, è critica da questo punto di vista. La maggior parte degli impianti ha carenze documentali datate da anni. L’altra questione, non meno importante e forse anche più critica, è quella delle palestre scolastiche: praticamente tutte hanno un problema enorme di rispondenza alle nuove norme sulla sicurezza. In molti comuni e in molti quartieri a Cagliari le palestre scolastiche sono anche l’unica palestra sportiva: anche su questo punto bisogna investire in maniera forte, dando possibilità alle palestre scolastiche di essere aperte in orario extrascolastico: viene già fatto però basterebbero piccoli interventi in alcuni casi per dare un’ancor maggior fruibilità degli impianti.

Cagliari palestra a cielo aperto. È stato lo slogan della campagna per Cagliari città europea dello Sport. Si prevede di promuovere l’isola come sede ideale per i centri federali, visto clima e strutture?

La Sardegna è adatta. A Cagliari siamo stati fortunati per il clima: abbiamo solo messo a regime e valorizzato ciò che la natura ci ha dato. Discorso analogo per la Sardegna: la nostra isola può essere il luogo ideale per molti sport. Ovviamente quelli velici, sull’acqua, ma ovviamente anche quelli sulla sabbia e tanti altri. Il triathlon ormai è uno di quei sport per cui siamo un punto di riferimento in Italia: abbiamo avuto molte manifestazioni. Su tanti altri sport possiamo riuscire a diventare un punto importante di riferimento per le federazioni, per tante ragioni. Il clima certamente ma anche l’accessibilità. Faccio l’esempio di Cagliari: in un’ora dall’aeroporto si arriva in mezza Sardegna e lo stesso accade da Alghero e Olbia. In alcuni casi, alcuni sport si appoggiano a realtà molto piccole che non offrono i servizi che può dare la Sardegna: parlavo con l’equipaggio di Luna Rossa e mi dicevano che oltre ad avere l’aeroporto a 10 minuti, hanno tanti servizi come le scuole di inglese che altri comuni più piccoli o altre isole più piccole del Mediterraneo non possono dare. La Sardegna può essere un punto di riferimento per tanti sport, per tante Nazionali che vogliano preparare qui le competizioni.

Risorse. Lo Sport si deve accontentare spesso delle briciole delle leggi finanziarie. Questo comporta la necessità di ottimizzare la spesa al massimo senza sprechi. Nel finanziare l’attività delle società, in passato, c’è stato il problema di avere regole che non prendevano in considerazione le specificità di ogni singolo Sport (45 federazioni, 15 enti di promozione, 19 associazioni benemerite e tanto altro): si finiva a favorire gli sport di squadra, le cui esigenze sono di più facile comprensione, a discapito degli sport individuali. Che idea ha a riguardo?

In più ci sono le Discipline Associate. E all’interno di alcune federazioni sono raggruppate tante discipline con natura ed esigenze totalmente a sé stanti: la FIPSAS ad esempio comprende pesca sportiva, nuoto subacqueo e hockey subacqueo. Ci sono tanti sport con esigenze diverse, che vanno conosciute in maniera approfondita: per fare questo bisogna appoggiarsi a chi lo sport lo pratica e lo gestisce e quindi alle Federazioni, agli Enti di Promozione, alle Discipline Associate, al CONI. 

Tutti gli sport, a prescindere dai numeri, devono essere agevolati: ci sono alcuni comuni dove magari gli sport che a livello nazionale vanno per la maggiore non hanno squadra mentre invece c’è uno sport più piccolo che lì ha trovato un suo terreno fertile, che ad esempio cresce eccellenze nazionali. Non distribuire le risorse in maniera equilibrata crea il rischio che in questi comuni non si possa fare sport. Ormai sui giornali ci vanno 1-2, esagerando 3 sport: ormai neanche più l’Atletica va sulle prime pagine a meno che poi non capiti il campione con il cognome sardo e che alla Sardegna è comunque legato. Credo che su tutti gli sport vada fatto un lavoro preciso, non solo sugli sport di squadra, ma anche gli sport individuali devono avere il loro spazio. Probabilmente questi ultimi sono più difficili da comprendere e da finanziare, ma il problema va risolto: sono tanti i giovani che praticano sport individuali. Tutti devono avere una pari dignità. Gli sport individuali in Sardegna sono tanti e molto diffusi perché ci sono federazioni che negli anni stanno crescendo molto e in molti comuni: ad esempio ci sono in questi giorni gare di danza sportiva e quasi tutti i comuni della Sardegna hanno società di danza o hanno una sede vicina. Il lavoro va fatto in maniera equa non pensando solo agli sport con più tesserati e non pensando solo agli sporti di squadra.

Foto Gianluca Zuddas/Fotocronache.it. Nella foto: Yuri Marcialis

La vicenda di Sardegna Promozione ha creato grosse problematiche per la casse di tante società. Le più piccole ne stanno ancora pagando lo scotto. Si potrà fare qualcosa per sistemare le situazioni pregresse o ci si potrà impegnare a evitare errori in futuro?

Non conosco tutti i singoli casi delle situazioni pregresse, quindi non dico nulla, per evitare di entrare nel dettaglio di singole situazioni. Certamente, per il futuro non si possono commettere errori che fanno naufragare il lavoro che molte società hanno fatto. Da subito bisognerà lavorare per cercare di dare una mano agli sport e alle società che hanno avuto problemi a risollevarsi e continuare a fare l’attività meritoria che fanno perché questo è lo scopo delle società sportive e di conseguenza del pubblico che vuole favorire le attività sportive in genere.

Trasporti. Le società sportive del resto d’Italia si muovono prevalentemente con pullman, mentre le società sarde sono costrette ad utilizzare gli aerei, con notevole aggravio di costi. Nel 2015, quando Alitalia varò la tariffa Sportlight la Sardegna fu esclusa perché già beneficiava della continuità territoriale. Come intervenire su questo problema.

Quando si parla di continuità territoriale si pensa più alla parte turistica. La continuità territoriale ha diversi aspetti: il più importante è quello del trasporto di merci perché influenza tutte le attività economiche e quindi ci fa partire con un gap. La questione dello Sport è fondamentale per le società degli sport di squadra, ma anche individuali quando si fanno i campionati di società o trasferte con più atleti: queste hanno difficoltà nel cimentarsi alla pari con gli altri perché hanno molte meno occasioni di confronto. Hanno grandissime difficoltà se si viaggia in nave perché devono affrontare un viaggio faticoso e il viaggio in aereo diventa quindi un obbligo: di conseguenza vanno trovate tariffe speciali, più basse laddove possibile rispetto alla continuità territoriale, perché una piccola società che deve affrontare un campionato rischia di non poterlo fare in quanto anche le tariffe della continuità territoriale rischiano di portare a una cifra impegnativa che le società dilettantistiche non possono garantire.

Il senatore Solinas è sostenuto da 11 partiti, il sindaco Zedda da 8. Il 25 febbraio rischiamo di assistere a nuove beghe per spartirsi le poltrone?

Non credo. Anche alle comunali c’erano più partiti del centrodestra e hanno perso al primo turno, speriamo sia un precedente di buon auspicio. Uno dei punti del “modello Cagliari” è stato quello di pensare a lavorare insieme, in maniera unitaria, da subito e questo ha portato a una buona gestione. Io penso che nella prossima Regione ci sarà una coalizione coesa che lavorerà per il bene della Sardegna.

Foto Gianluca Zuddas/Fotocronache.it. Nella foto: Yuri Marcialis

Alle scorse elezioni suppletive della Camera a Cagliari ha votato il 15% degli aventi diritto. Il messaggio mandato ai partiti è stato assordante. Perché il 24 febbraio un elettore dovrebbe recarsi alle urne e votare per lei?

Era la prima volta che c’erano elezioni suppletive a Cagliari, quindi i cittadini non erano abituati. Poi c’erano le vacanze natalizie in mezzo alla campagna elettorale che è stata molto compressa, quindi l’affluenza molto bassa era prevedibile. Però era molto bassa per tutti, per chi ha vinto ma anche per chi ha perso. Alle regionali ci sarà certamente un’affluenza maggiore, perché ci sono tanti candidati e perché tanti sardi capiscono che è il momento di andare a votare per garantire alla Sardegna un futuro migliore. Per quanto mi riguarda, i sardi, gli abitanti dei 71 comuni del collegio di Cagliari, possono vedere come abbiamo amministrato la città e pensare che questo modello positivo possa essere portato nel resto della Sardegna. Per quanto mi riguarda, continuerò a mettere tutto il mio impegno a disposizione per lavorare e servire al meglio nel mandato di consigliere regionale e quindi credo che su questo si debba basare la scelta quando si va a votare. Vedere chi merita in base a ciò che ha fatto e io credo che su Cagliari gli esempi di buona amministrazione, anche nel settore che ho gestito e coordinato, siano visibili a tutti.

In bocca al lupo

Grazie.

Di Gianluca Zuddas

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